25 novembre: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

La diffusione del Covid-19 è una emergenza sanitaria estrema e un diffuso problema sociale. Gli interventi istituzionali tentano di rappresentare un parziale sostegno, almeno sul versante economico.

È però evidente che viviamo ciò che il sito voxeu.org definisce “shecession”, abbreviazione dell’espressione SHE-RECESSION, a indicare che sono le donne le principali vittime dello sconvolgimento sociale ed economico del Covid-19. Questa recessione si innesta nella realtà già documentata dal Bilancio di Genere diffuso dal MEF lo scorso ottobre, che dimostra come le donne percepiscano una retribuzione pari al 59,5% di quella attribuita agli uomini.

Il manifesto di Telefono Rosa per il prossimo 25 novembre (Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne) vuole richiamare l’attenzione proprio su questi dati. I ristori economici istituzionali sono stati finora rapportati ai ruoli lavorativi occupati o a finalità varie, sotto il nome di “bonus”. Nulla però è stato pensato e dedicato alle donne vittime di violenza che intendono allontanarsi dal proprio maltrattante.  Le donne accolte nei centri antiviolenza devono spesso ricostruire anche la propria autonomia economica. In un mercato del lavoro in flessione, coloro che avevano una occupazione, per di più precaria o part-time, con redditi incerti e/o insufficienti, ora non hanno nemmeno quello.

Specialmente in questo nero periodo, sono tante le donne vittime di violenza che raccontano di non avere una via di uscita, perchè prive di autonomia economica.

Di sicuro, nessun centro antiviolenza ha le risorse economiche per poter supportare l’allontanamento dal maltrattante. Da qui la richiesta alle istituzioni, agli enti economici, alle fondazioni e ad ogni altra realtà attiva, di promuovere interventi coordinati, funzionali, continuativi, economicamente rilevanti per le donne che, prese in carico dai centri antiviolenza, abbiano bisogno, oltre che della loro forza e determinazione, anche di quei supporti specifici minimi per garantire a sé e ai propri figli, spesso a loro volta maltrattati o spettatori di violenze, un tempo di sicurezza e di autonomia.

Essere donne vittime di violenza è un dramma; vivere la violenza con i propri figli è un doppio dramma; ma essere costretta a restare nella violenza per la mancanza di un sostegno anche minimo è una irrimediabile sconfitta sociale, economica e anche politica di tutte le cittadine, i cittadini e di chi li rappresenta.

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