Amico Libro – Pagina di lettura sul dipinto di Caravaggio “Riposo durante la fuga in Egitto”

L’associazione di volontariato culturale Amico Libro propone una nuova pagina di lettura sulla bellezza, con un intervento di Carla Quarello su Caravaggio, pittore rinascimentale, a 500 anni dalla sua morte, e in particolare sul dipinto “Riposo durante la fuga in Egitto”. 

 

Pensieri di una ultranovantenne durante la pandemia in un pomeriggio uggioso del maggio 2021

Quando sono di fronte ad un dipinto locato in sede museale, talvolta mi domando dove l’opera dovrebbe essere e per il “Riposo” penso ad una cappella anche non necessariamente barocca, sopra un altare semplice, ma dove le sue dimensioni siano in armonia con l’elemento spaziale e quello religioso.

La vita privata del Caravaggio, i suoi scatti improvvisi, il suo carattere difficile, le sue fughe sembrano difficili a cogliersi in quest’opera, forse perché i sogni della sua giovinezza non sono ancora assopiti. Qui Caravaggio ostenta in modo quasi eclatante come egli sappia cimentarsi con il suo pennello, come elementi di analisi e di sintesi si amalgamino lontani da passioni scomposte, umanamente malvagie.  Qui ogni aspetto (quasi categoria pittorica) è espresso con cura come si volesse elencare  elementi diversi ma fondamentali di fronte ai quali l’osservatore dovrebbe misurarsi. L’aspetto trascendentale (l’Angelo), il senso della santità in chiave ancora umana con il Vecchio che regge lo spartito musicale, la Madre in chiave di fedeltà assoluta, il bimbo piccolissimo lontano dal suo destino di sofferenza per i peccati degli uomini e, per non trascurare nulla di questa nostra Madre Terra, anche il quadrupede dall’occhio vivido. Tutto partecipa alla scena fino alle erbe e ai sassi in basso. Mi piace osservare Maria, assopita con il capo leggermente piegato in avanti come appesantito da una folta chioma. Il piccolissimo bambino in braccio a lei è molto grazioso, sono pochi i pittori che hanno saputo dare a questi esserini fattezze umane belle e reali. I più ci hanno presentato dei bambini con qualcosa di vecchio e sotto il profilo esclusivamente religioso un Bambino già troppo consapevole del suo ruolo con una manina benedicente e con l’altra che detiene un simbolico globo, quindi un uomo bambino rappresentato come simbolo. Questo non qui, non è da Caravaggio. E ancora il tutto è come incorniciato da un paesaggio (elemento assai raro nelle opere del Nostro) che qui dolcemente illumina in alto uno squarcio di cielo e in basso un terreno naturale anche di pietre.  Qui nella semplicità di un trasferimento forse anche angoscioso di gente modesta c’è in ogni elemento una cura cui la violenza caratteriale del pittore dell’essere in contrasto con se stesso e con il mondo paiono  pacificarsi di fronte ad un attimo di giovinezza non ancora perduto con le illusioni intatte ed il tutto sembra dirci con tono fermo ed anche un po’ superbo “e io non sono degno di portare una spada?”, mentre la luce (fedele complice del pittore) non ancora sconvolgente come sarà in seguito, si esprime come elemento già presente nella sua tecnica fondamentale.

Caravaggio ha pagato un prezzo altissimo per i suoi errori, ma io, ora, spero che l’attimo del suo spirito ritrovi nelle tragedie del suo destino futuro un ricordo come momento indimenticabile di pace proprio in quest’opera.

Mi piace pensare che, alla fine dei suoi giorni, solo, sulla spiaggia di Porto Ercole durante i sui ultimi momenti, febbricitante, nel suo delirio, abbia ricordato questa pittura della sua giovinezza e da essa abbia ricevuto come una estrema consolazione per cui “il morì malamente come male aveva vissuto” non suoni come un’implacabile condanna, ma come inizio di redenzione nell’eternità.

Io amo tanto quest’opera perché riporta anche l’ambiente agricolo della mia adolescenza perché riavute la pace e la libertà dopo la grande tragedia del secondo conflitto mondiale, abbiamo avuto (per poco) l’illusione che il male si potesse vincere, che la violenza si quietasse e che le scelte errate (anche lontane nel tempo) potessero essere superate.

Questo resta un sogno forse irrealizzabile per il troppo egoismo umano, ma io oso sperare ancora in un futuro fiducioso e responsabile.

Qui, in questa tela, la calma, la musica, la tenerezza di una Madre sono talmente esposte da sembrare appaganti e così il ricordo del Pittore ci appare scevro da tanto male sofferto dalla sua e dalla nostra condizione umana.

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