Amico Libro, articolo di Maria Rita Marenco su “Maria Maddalena”

L’associazione di volontariato culturale “Amico Libro” dedica una lettura alle donne, in particolare a quelle che durante l’emergenza sanitaria sono in prima fila, come studiose, ricercatrici, operatrici sanitarie.

La teologa e biblista Maria Rita Marenco ci propone la figura femminile nella storia del cristianesimo “Maria Maddalena”

Vi segnalo che trovate gli articoli pubblicati da Amico Libro al link https://www.voltolive.it/?s=amico+libro


Vogliamo parlare della figura femminile nella realtà del suo essere, nella profondità della sua identità.

È un’identità che va oltre il quotidiano, perché mostra il coraggio di riconoscere la propria storia, e testimoniare l’esperienza-chiave della propria vita.

Non c’è nulla, né della debolezza né del desiderio di contrapporsi alla forza maschile.

È la donna di ogni tempo, che ha il coraggio di guardare in se stessa, e proporsi al mondo come tale.

Perché la Maddalena può essere ognuna di noi.

Maria di Magdala, è risaputo, è quella donna che era stata guarita da «sette demoni» (Mc 16,9). Di quali demoni, di quali colpe non è mai stato specificato, ma il numero sette, numero simbolico, indica la totalità, dunque tutte le colpe.

Da ultimo, aveva incontrato un Maestro che l’aveva fatta sentire bene, che le aveva parlato di perdono, di cancellazione delle colpe, che aveva compreso il suo desiderio di amore e lo aveva valorizzato, indirizzandolo verso un Bene più grande.

Ma senza quel Maestro, ora che lui era stato crocifisso e sepolto, ella si sentiva persa.
Era l’Unico che l’aveva compresa, che le aveva dato nuovamente fiducia in se stessa.
Ora, quale strada le si apriva davanti, quali giudizi l’avrebbero ancora riavvolta.

Ma il “terzo giorno” dopo la morte di lui (Gv 20,16) si è sentita chiamare per nome: «Maria!». Qualcuno la stava riconoscendo nella sua identità, la stava cercando come “Maria”, vale a dire cercava proprio lei, non un’altra.
La riconosceva come persona, come donna, con tutti i difetti, le colpe commesse, le fragilità, ma con la dignità di donna.

Se dunque Qualcuno l’aveva accolta così come era, chiamandola per nome, perché non riconoscere essa stessa la propria dignità.
Da quel momento si era sentita se stessa, avrebbe saputo camminare da sola.
Avrebbe vissuto la gioia di essere stata compresa, amata e riconosciuta come donna; avrebbe a sua volta trasmesso quella gioia, avrebbe testimoniato quell’Amore più grande, sarebbe stata capace di forza morale, di coerenza, di fedeltà.

La Maddalena ci racconta il modo di essere donna, una donna che, confrontandosi con un ideale superiore, ha scoperto la propria identità.
Dopo quell’Incontro, avrebbe imparato a vivere con coraggio la propria vita, mettendosi al servizio della testimonianza di quell’Amore ricevuto.

Quando si vive un incontro col Maestro Gesù di Nazareth, questo incontro lascia un segno.
Allora, la vita cambia, si completa, la vita diventa qualcosa di nuovo.
È questione di un Incontro. I meriti, la volontà, gli sforzi personali: si ha bisogno che Qualcuno “chiami per nome”, ed allora tutto l’essere prende vita, la storia personale acquista senso, si scopre di essere uniche e irripetibili.
L’incontro col Maestro che chiama per nome, cambia la vita, fa accogliere le dolcezze del proprio essere, come anche le fragilità, aiuta ad amare se stesse.

La mentalità corrente dice che bisogna “avere qualcosa di buono” per essere stimate, avere abilità. Queste consentono l’esperienza della rassicurazione.
Ma quel Maestro ha guardato all’unicità di Maria Maddalena.
Ogni donna è unica e irripetibile.

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