Amico Libro – Daphne Maugham, pittrice e moglie di Felice Casorati

L’associazione di volontariato culturale “Amico Libro” propone una nuova pagina di lettura. “Dietro a ogni grande uomo c’è sempre una grande donna. La scrittrice Giusi Audiberti propone un breve profilo di Daphne Maugham, pittrice e moglie di Felice Casorati.

RITRATTO DI DAPHNE MAUGAHM

Daphne Maugham nasce a Londra il 18 dicembre 1897, nipote per parte di padre dello scrittore inglese William Somerset Maugham, mentre discende da parte materna da una famiglia di pittori (suo nonno, Heywood Hardy, era un pittore piuttosto noto).

Il padre di Daphne era avvocato e diplomatico addetto all’ambasciata britannica a Parigi, la madre Mabel (chiamata in famiglia Beldy) era musicista e pittrice, la sorella Clarissa era anche lei pittrice e l’altra sorella Cynthia danzatrice classica, allieva di Alexandre e Clotilde Sakharoff.
La sua era dunque una famiglia dell’alta borghesia cosmopolita e colta, interessata particolarmente alle arti, che viveva a Parigi e trascorreva le vacanze vicino a Saint-Malo in Bretagna.

A Parigi la giovane Daphne frequenta la prestigiosa Académie Ranson diretta da Paul Sérusier e Maurice Denis (due fra i più importanti pittori “Nabis”)1 , poi segue le lezioni di un’interessante artista polacca, oggi dimenticata, Mela Munter. Compie contemporaneamente studi linguistici; nel 1921 espone un’opera al Salone d’Autunno di Parigi e l’anno successivo va a Londra per perfezionarsi alla Slade School of Arts dell’Università londinese.

Pur essendosi formata a contatto con la pittura impressionista e post-impressionista francese, Daphne conosce bene le tensioni classiciste che permeano in quel periodo la cultura europea.

Nel 1925 vede il ritratto di sua sorella Cynthia (che soggiornava a Torino per esibirsi nel teatro privato di Riccardo e Cesarina Gualino2 ), ritratto dipinto da Felice Casorati, uno dei protagonisti di quello che veniva chiamato allora “Neoclassicismo” e rappresentava un “ritorno all’ordine”; Daphne decide allora di continuare i suoi studi sotto la guida di Casorati: si trasferisce perciò a Torino, alla fine del 1925 o agli inizi del 1926.

Raccontò Casorati: “Una trasformazione radicale doveva subire la mia vita… Non so in quale articolo di quel tempo ho lette queste parole: un angelo appare nei quadri di Casorati… Daphne viene nella mia casa e prende silenziosamente dolcemente semplicemente il suo posto accanto a mia Madre e alle mie sorelle… Credo che io – il suo maestro – abbia avuto da lei la migliore e più sana lezione umana ed artistica… Finalmente io e le mie care donne usciamo dalla vecchia casa perennemente fasciata di ombre e ci appartiamo a Pavarolo nella casetta bianca modesta modesta da cui non riusciremo mai a toglier l’odor di fieno e di stalla… Questa era la medicina mentis che invano avevo per tanto tempo cercata… stavo raggiungendo piano piano attraverso vicende di dolore e di gioia, attraverso l’ignoranza e la cultura, gli errori e le conquiste ma soprattutto attraverso la pittura la mia maturità umana. Ma certo da allora il mio lavoro diventa più sereno, più sicuro e più calmo… Ripresi la mia vecchia cassetta e ritornai, come ai tempi della fanciullezza a girovagare per le composte ordinate dignitose colline di Pavarolo. Ammiravo Daphne che dipingeva con semplice gioia – la gioia le trasfigurava il viso – i suoi piccoli paesaggi. Essa viveva momenti di vero rapimento, dimentica di sé, di me, di tutto…”.3

Nel 1926 Daphne Maugham diventa dunque allieva di Felice Casorati e frequenta il suo studio di via Galliari (frequentato anche, fra gli altri, da Lalla Romano, Albino Galvano, Sergio Bonfantini).

Casorati si dedica alla scuola con grande generosità, per lui l’insegnamento é un modo di conoscere meglio se stesso, ma soprattutto ama vedere i suoi allievi crescere e formarsi autonomamente: “Mi é sempre piaciuto insegnare – dirà il pittore in un’intervista del novembre 1962 – avere vicino a me dei giovani che ascoltano la mia parola, dei giovani che vedo incominciare a dipingere, e poi vedo come si sviluppa a poco a poco questa forza intima…”.

E generosamente Casorati invita i suoi allievi a partecipare alle proprie mostre. Così, tiene con loro (e fra essi con Daphne) una collettiva a Milano nel 1929, un’altra nel 1930 a Genova e nello stesso anno espone nella stessa sala con loro alla Biennale di Venezia.

In quell’occasione Daphne presenta “Persone nello studio” accanto a “La lezione” del suo maestro Casorati.

Ha scritto Elena Pontiggia (nel catalogo della mostra “Arte in due”, Torino Palazzo Cavour, 2003): “Il soggetto dei due quadri é lo stesso, la scuola, e identico é l’ambiente rappresentato: lo studio torinese di via Galliari, affacciato su una casa dal tetto triangolare. Nell’opera di Daphne le reminiscenze casoratiane sono molte, come si vede soprattutto nella modella sdraiata, nella donna sulla seggiola e nella natura morta sul tavolo. Eppure c’é una sostanziale differenza fra i due dipinti. In Casorati la composizione é centripeta, si concentra sulla figura del pittore, che é il vero protagonista della scena e compare con la tavolozza davanti al cavalletto. In Daphne invece la composizione é centrifuga: al centro dell’immagine non c’é il pittore… e l’attenzione é rivolta all’insieme delle figure che entrano nello studio. L’atelier si apre fino a includere le case del quartiere, una donna sulla soglia, il giornale… Se per Casorati lo studio é un tempio, per Daphne é un crocchio di persone, un frammento di esistenza.”

Se é dunque evidente nella pittura di Daphne l’influsso casoratiano, tuttavia la pittrice sviluppa negli anni successivi una sua vena individuale e si avvicina ai “Sei di Torino”4 , approfondendo la sua ricerca sul colore.

Nel 1928 Casorati aveva dipinto un importante ritratto della sua allieva Daphne Maugham: una giovane donna che siede assorta, collocata come una statua in una nicchia sullo sfondo di una tenda; il rotolo di carta alla sua destra allude allo studio di un artista, l’album di fotografie posato accanto a lei raccoglie un vivace gruppo di figure. Il dipinto unisce l’atmosfera rarefatta dell’atelier all’insinuarsi in essa dei richiami della vita.

Il 9 luglio del 1930 Felice Casorati e Daphne Maugham si sposano; nel 1934 nasce il loro unico figlio, Francesco.
Il periodo in cui Daphne entra nella vita di Casorati alla fine degli anni Venti vede un sensibile cambiamento nella ricerca pittorica dell’artista piemontese. Lo stesso Casorati ha dichiarato: “Attorno al ’28 la mia pittura sembra aver subito una specie di lavacro… Il colore, se non ancora vivace é indubbiamente più chiaro, più limpido, più accogliente… Sembrò allora che io avessi scartato ogni schema formale per abbandonarmi alle lusinghe di una piacevole colorazione”.

Verso il 1929 il periodo “neoclassico” casoratiano va esaurendosi, e i suoi soggetti dal contorno preciso e nitido, le sue modelle simili a statue si ammorbidiscono in linee più morbide e sfumate, mentre il mondo isolato e quasi asettico dell’ atelier si apre a immagini della vita quotidiana e i colori si fanno più caldi e luminosi.

Un esempio di questo cambiamento é “Aprile” (esposto alla Biennale del 1930): una giovane donna é colta nell’intimità della toeletta mattutina, in un contesto di grande semplicità e in un atteggiamento del tutto quotidiano.

Quanto all’attenzione al colore in questa fase del suo percorso artistico, Felice Casorati può giungere a esiti pittorici affidati unicamente alla ricerca cromatica, come in “Varigotti” del 1930. Aprendo una breve parentesi, osserviamo come il delizioso borgo ligure (già molto amato da altri pittori) sia stato prediletto da Felice e Daphne Casorati per le loro escursioni o i loro soggiorni marini: ne é testimonianza, per esempio, una foto che li ritrae sorridenti, con una coppia di amici, sulla spiaggia varigottese nei primi anni Trenta.

Certamente il mutamento della pittura di Casorati in questo periodo non é riconducibile a un unico fattore, né a un unico influsso (tantomeno di una sola persona): tutta l’arte italiana alla fine degli anni Venti tende a un ritorno al pittoricismo e a un avvicinamento all’arte europea, soprattutto a quella francese. Tuttavia, fra le molteplici componenti che determinarono il cambiamento di gusto e di poetica di Casorati non si può prescindere dal ruolo che ebbe la presenza accanto a lui di Daphne Maugham, con la sua cultura europea: lei, inglese di nascita e francese di formazione.

Non a caso nel 1935 (un anno dopo la nascita del figlio Francesco), Felice Casorati dichiarò: “Vorrei dipingere persone e cose semplicemente come le vivo e le amo: i miei sforzi d’oggi sono quindi intesi a liberarmi da tutte le teorie, le ipotesi e gli schemi, i gusti, le rivelazioni, e le restaurazioni dei quali con generosa avidità si é avvelenata la mia giovinezza”.5

Daphne ha certo influenzato il marito con le sue qualità pittoriche e la sua cultura europea, ma lo ha fatto in particolare nelle opere en plein air.

Timida e riservata per carattere, Daphne Maugham é comunque vissuta un po’ nell’ombra del marito, anche quando la loro casa era un importante centro della vita intellettuale e artistica di Torino, frequentata da Lionello Venturi, Carlo Levi, Mario Soldati, e dai musicisti Casella e Ghedini.

E’ stato Lionello Venturi a insistere sull’importanza e sul significato del lavoro artistico della Maugham nell’ambito dell’arte italiana del secondo dopoguerra, scrivendo nel Catalogo di un’esposizione di pittura italiana a Londra nel 1946: “Daphne Maugham ha apportato la sua ampia conoscenza delle tendenze artistiche internazionali alle ricerche italiane.”

La sua carriera di pittrice é segnata da numerose esposizioni pubbliche, anche di rinomanza internazionale: ha esposto alla Biennale di Venezia molte volte fra il 1928 e il 1950, alla Quadriennale di Roma fra il 1935 e il 1965 e a Pittsburgh dal 1928 al 1939, oltre a molte gallerie private, ottenendo numerosi premi.

Il figlio Francesco, anch’egli pittore, ha ricordato che l’insegnamento della pittura ricevuto dalla madre é stato fondamentale per lui dal punto di vista tecnico, e che la madre era assai più disponibile del padre, che invece difendeva gelosamente il suo isolamento nell’ atelier e il suo bisogno di concentrazione.

Della madre, Francesco Casorati ha rilevato il legame con la pittura dal vero e il lavoro col modello, e se pure ha riconosciuto il forte influsso di Casorati su di lei, ha sottolineato che la madre si era comunque molto avvicinata ai “Sei di Torino” e aveva conosciuto anche momenti di rifiuto della lezione casoratiana.

Tuttavia il figlio ha raccontato che Casorati aveva grande stima della moglie come pittrice, che non aveva nei suoi confronti il minimo senso di superiorità e che chiedeva spesso il suo consiglio, per esempio per la scelta delle opere da esporre in una mostra: “ne aveva insomma una profonda considerazione intellettuale”.

Un simpatico ricordo del figlio Francesco é quello dei genitori che andavano insieme a dipingere in campagna, nei dintorni dell’amata Pavarolo.

Daphne Maugham ha continuato sempre a dipingere, per tutta la sua vita, anche dopo la morte del marito (avvenuta nel 1963), come non aveva interrotto il lavoro artistico dopo la nascita del figlio.

La pittrice é morta a Torino, dopo una lunga malattia, nel 1982.

  • 1. Col nome “Nabis” si indica un gruppo di artisti parigini dell’avanguardia post-impressionista, attivi alla fine del XX e all’inizio del XXI secolo; i capifila del gruppo furono Sérusier e Denis. I Nabis attribuivano importanza soprattutto alla disposizione dei colori, mentre i soggetti (pur essendo in secondo piano) si riferivano prevalentemente a temi della quotidianità.
  • 2. Riccardo Gualino (Biella 1879- Firenze 1964) é stato imprenditore, mecenate e collezionista d’arte : amico del critico Lionello Venturi, fu sostenitore di artisti come Felice Casorati e i “Sei di Torino”; raccolse un’importante collezione, la cui sezione di arte antica fu donata alla Galleria Sabauda di Torino; condivise con la moglie Cesarina il mecenatismo e la passione per il teatro. Avverso al fascismo, fu inviato al confino; rilasciato nel 1933, fu a Parigi e poi si stabilì a Roma. Si occupò anche di cinema, e produttori come Carlo Ponti e Dino De Laurentiis lo considerarono il loro maestro.
  • 3. Conferenza tenuta a Pisa il 26 maggio 1943.
  • 4. La definizione si riferisce a un gruppo di sei pittori formatisi a Torino alla scuola di Casorati, che nel periodo 1928-1931 seguirono un percorso artistico comune. Si tratta di Gigi Chessa, Carlo Levi, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell (l’unica donna del gruppo). I “Sei di Torino” furono stimolati dai critici Edoardo Persico e Lionello Venturi e sostenuti finanziariamente dal collezionista Riccardo Gualino. La loro parola d’ordine era “Europeismo” ed essi presero le distanze dall’arte di regime, retorica e nazionalista; la loro scelta estetica confluiva in quella politica.
  • 5. Catalogo Quadriennale di Roma, 1935

Giusi Audiberti é nata e vive a Torino. Ha insegnato Materie letterarie, coltivando sempre la sua passione per la scrittura e il suo interesse per la ricerca storica, in particolare per la storia del Piemonte tra Seicento e Ottocento. Ha collaborato all’allestimento della mostra “Torino 1706” e ha partecipato al Convegno storico internazionale sul Principe Eugenio (Palazzo Lascaris, settembre 2006). E’ titolare di un corso presso l’Unitre di Torino (“Storie di principesse di casa Savoia”) e si occupa attivamente di volontariato culturale

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