Amico Libro – Itinerario letterario sul rapporto dell’uomo con le epidemie

L’Associazione Amico Libro proponiamo una riflessione sul rapporto dell’uomo con le epidemie attraverso un itinerario letterario. L’autore è Massimo Centini, laureato in Antropologia culturale, collaboratore con alcune università e musei italiani e stranieri, autore di numerosi studi di antropologia.

EPIDEMIA E LETTERATURA    

La peste è un’epidemia che, più di altre, ha avuto una ricaduta molto forte sull’immaginario, trovando di conseguenza echi in varie espressioni della cultura.

La letteratura esprime bene questa ricaduta, poiché, in varie occasioni, gli scrittori di tutti i tempi hanno ripreso il “tema peste”, applicandolo a progetti narrativi strutturati su generi diversi, tutti comunque finalizzati a fare del morbo e delle sue implicazioni sociali, un fenomeno con tonalità apocalittiche, destinate a travolgere l’uomo e il mondo nel quale vive.

Gli orientamenti narrativi degli autori hanno utilizzato la peste con funzioni diverse: con intenzioni affini alla cronaca (per esempio Tucidide o Defoe), altri guardando all’interno dei fatti per porre in evidenza stati d’animo e comportamenti (per esempio Manzoni), fino a farne una metafora attraverso la quale evidenziare l’angoscia dell’essere umano al cospetto della sua fragilità (per esempio Camus).

In tutte le opere prevale comunque un devastante stato d’ansia e di paura, che di fatto riflette la realtà di una società travolta dall’epidemia, ponendo quindi in evidenza quanto il contagio sia artefice non solo della distruzione dell’uomo, ma anche dello sfaldamento dei rapporti tra gli esseri viventi, resi vulnerabili dal terrore di essere vittime della malattia, che può giungere anche attraverso le persone a noi più care e vicine.

E così, con la consapevolezza che la morte possa sorprenderci con la complicità, spesso involontaria, di tutti, senza escludere nessuno, si frantumano le certezze, si distruggono i punti di riferimento, lasciandoci esuli e avvolti dalla solitudine.

Le formule narrative usate nelle opere letterarie propongono uno sguardo allargato sulla peste: dalle soluzioni quasi diaristiche di alcuni testimoni (scrittori di professione, ma anche medici), fino a scritture in cui i topoi dell’epidemia scandiscono i processi descrittivi nei quali si intersecano fatti e personaggi reali, accanto ad altri creati dagli autori. Comunque, il corpus letterario sulla peste e le sue metafore sono sempre attuali, come è sempre attuale la paura del contagio.

In ognuno dei testi sulla peste traspaiono alcuni temi fondamentali: in primis la distruzione del tessuto sociale. Il suo ordine è infatti sfaldato dall’esasperazione della caducità dell’esistenza: la vita può essere attentata da un momento all’altro, repentinamente, da un nemico mortale che si annida tra le cose e le persone a noi vicine.

Insidiosa, la peste si palesa all’improvviso, in apparenza senza alcuna ragione e quando fa la sua comparsa non lascia scampo, ponendosi come segno del sopraggiungere della prossima fine.

L’indecifrabilità del male è ancora più misteriosa poiché, come scriveva Manzoni: “la mensa domestica, il letto nuziale, si temevano come agguati, come nascondigli di venefizio” (I promessi sposi, XXXII).

La peste è quindi una presenza consolidata nelle molteplici espressioni della letteratura: di seguito ricordiamo le principali opere in cui l’epidemia occupa un ruolo importante nei diversi processi narrativi.

Anche il colera e in misura minore la malaria, hanno incontrato l’attenzione di una serie di scrittori: in genere però queste malattie non sono state trattate con l’enfasi accordata alla peste, ma è rimasta una presenza di fondo, alla quale quasi mai è dedicata la cura descrittiva che invece troviamo nelle opere letterarie in cui, con diverse modalità, rientrano le epidemie di Yersinia pestis.

Un posto a sé lo merita La morte a Venezia di Thomas Mann (1875-1955), in cui l’epidemia di colera si pone appunto come sfondo alla vicenda, creando un’aura di morte che a poco a poco sovrasta il percorso narrativo, fino a conquistarsi il ruolo principale: “Già da parecchi anni il colera asiatico aveva mostrato un’accentuata tendenza a diffondersi anche fuori della sua terra d’origine (…) Ma mentre l’Europa sgomenta si aspettava che il morbo l’invadesse da quella parte, per via di terra, lo spettro invece aveva fatto la sua comparsa in vari porti mediterranei, attraversando il mare su navi mercantili di Siria (…) Il nord della penisola era rimasto immune; ma a metà maggio di quell’anno i terribili vibrioni erano stati rinvenuti a Venezia, in un medesimo giorno, sui cadaveri nerastri e scarniti di un mozzo di nave e di una fruttivendola. Fu imposto il silenzio sui due casi, ma nello spazio di una settimana erano saliti a dieci, venti, trenta, e per di più in diversi quartieri”.

L’ultimo uomo, scritto da Mary Shelley (1797-1851) a Napoli e pubblicato nel 1826, è definito romanzo apocalittico e tradizionalmente si ritiene che a l’idea per costruirne la trama venne alla Shelley al cospetto del colera che travolse la città partenopea. Rientra a pieno titolo nella fantascienza apocalittica: è ambientato in alcuni Paesi europei (Inghilterra, Francia, Italia) e in un periodo compreso tra il 2073 e il 2100, in cui l’umanità viene distrutta da una globale epidemia di peste. La tendenza escatologica del romanzo risente del pessimismo distopico che in Frankenstein si esprime con angolazioni diverse, orientate ad accentuare i pericoli che scaturiscono dall’uso incontrollato della scienza. Ne L’ultimo uomo è invece la natura ad avere il sopravvento, ponendosi al di sopra dell’uomo e del suo antropocentrismo.

Epidemie letterarie

  • Esodo (28,3).
  • Deuteronomio (28, 15; 21; 61).
  • Libro delle cronache (1Cr 21, 14-15).
  • Apocalisse (Ap 6,7).
  • Edipo re, Sofocle (Prologo).
  • Iliade, Omero (I, 1-12)
  • La guerra del Peloponneso, Tucidide (II, XLVIII).
  • De rerum natura, Tito Lucrezio Caro (VI, 1138-1180).
  • Georgiche, Virgilio (III, 477-485).
  • Metamorfosi, Ovidio (VII, 523-535).
  • Punica, Silio Italico (XIV, 580-640).
  • Pharsalia, Marco Anneo Lucano (VI, 80-105).
  • Storia dei longobardi, Paolo Diacono (IV, 14-15).
  • Trionfi: Triumphus mortis, Francesco Petrarca.
  • Decamerone, Giovanni Boccaccio.
  • La peste di Londra, Daniel Defoe.
  • I promessi sposi; Storia della colonna infame, Alessandro Manzoni.
  • De pestilentia, quae Mediolani anno MDCXXX magnam stragem edidit, Federico Borromeo.
  • La maschera della morte rossa, Edgar Allan Poe.
  • La peste scarlatta, Jack London.
  • Teatro della crudeltà, Antoin Artaud.
  • La peste, Albert Camus.
  • Dune, Frank Herbert.
  • L’ombra dello scorpione, Stephen King.
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