Associazione Punto & Virgola: il gioco come mezzo terapeutico

Il gioco come mezzo terapeutico, il gioco come mezzo d’inclusione. Intorno a questa idea, dalla sinergia tra psicologia, design e medicina, è nata nel 2018 l’associazione Punto & Virgola, che vuole sviluppare la cultura del gioco come strumento di sviluppo motorio, emotivo e cognitivo dei bambini con disabilità.

“Abbiamo iniziato a lavorare con la disprassia, la difficoltà di movimento, ma con il tempo ci siamo resi conto che le nostre proposte funzionano anche con le persone con disturbi dello spettro autistico e i down” spiega Vera Vano, psicologa psicoterapeuta, co-fondatrice e presidente dell’associazione, che continua: “Insieme al nostro comitato scientifico, abbiamo inventato dei giochi terapeutici, che poi vanno adattati alle specifiche esigenze dei bambini che li utilizzeranno. Sono giochi che aiutano il bambino nella sua attività terapeutica, lo aiutano a migliorarsi. Un esempio? Il gioco del polpo, che in realtà sono tre polpi, a simboleggiare una famiglia. Divertendosi e inventando delle storie, si lavora sul movimento delle mani e, nel contempo, sui concetti di relazione”.

Sono molteplici i progetti che coinvolgono l’associazione Punto & Virgola, “quasi tutti bloccati dal lockdown”, spiega Vera Vano. Le molteplici collaborazioni con i centri terapeutici sono state sospese e difficilmente riprenderanno prima di settembre. Riprenderà dopo l’estate anche la ricerca sull’impatto dei giochi terapeutici iniziata a gennaio insieme al Centro Putzle, che si occupa di bambini con tumori celebrali, sotto l’egida della commissione etica delle Moliette.

Anche i viaggi all’estero sono bloccati: “Siamo state due volte in Argentina, per sperimentare giochi terapeutici insieme a un’equipe di pediatri con cui collaboriamo, in un contesto in cui la povertà rende più gravi le difficoltà legate alla disabilità. Ci torneremo presto”.

Con le scuole, invece, è in atto un processo di digitalizzazione: “Ci siamo resi conto – continua la presidente – che le insegnanti di sostegno hanno poche competenze, soprattutto specifiche, sui ragazzi che devono assistere. Dopo aver parlato con le scuole e gli insegnanti stessi, noi proponiamo dei progetti di formazione specifici per le singole esigenze, perché ogni bambino è diverso dagli altri e richiede un diverso approccio, con l’ausilio di uno sportello con cui organizzare il materiale didattico ad hoc. Ecco, questa attività la stiamo riconvertendo in digitale, stiamo trovando delle strategie per portare avanti la nostra mission”.

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