Gruppo Adozioni per la Vita: il lockdown ha bloccato le raccolte fondi

Il Gruppo Adozioni per la Vita è una Onlus che opera da più di 20 anni nel campo dell’assistenza sociale, sanitaria e dell’istruzione, sia con progetti di cooperazione internazionale che con iniziative a favore del territorio. I Soci sono circa 300 e sono quasi tutti sostenitori e/o volontari che operano attivamente a favore dei diversi progetti gestiti.

L’attenzione dell’associazione è principalmente rivolta ai bambini che sono i più esposti a sofferenze nelle situazioni di povertà e per questo motivo l’associazione opera in particolare con due progetti di sostegno a distanza: il primo progetto, iniziato nel 1992, è in Brasile, dove il gruppo lavora in collaborazione con le Suore Giuseppine di Pinerolo presso la loro Missione di Cicero Dantas; il secondo progetto, iniziato nel 2010, è rivolto ai bambini di Haiti ed è realizzato in collaborazione con i Padri Camilliani di Torino presso il Centro Nutrizionale del loro Ospedale di Jérémie.

Sempre in Brasile finanziamo anche una scuola materna (Scuolina Suor Lorenzina) presso la quale i bambini trovano attenzione, assistenza, cure e anche la sicurezza di un pasto certo.

Come spiega Egle Cosa, Economa e responsabile segreteria dell’associazione, durante il periodo di lockdown, proprio per il tipo di attività che svolge l’associazione molte delle iniziative sono state bloccate, soprattutto le manifestazioni di piazza e solidale in cui sono svolte le principali raccolte fondi: «Abitualmente organizziamo sempre qualche attività per la festa della mamma e per la festa della donna, ma quest’anno, con il blocco, non è stato possibile. Il blocco ci ha condizionati parecchio anche per quanto riguarda l’attività per gli adeguamenti relativi la riforma del Terzo settore; avremmo dovuto fare la nostra assemblea, prevista per i primi di marzo, ma abbiamo posticipato a data da destinarsi».

«Chiaramente – continua la Costa – le adozioni a distanza (Haiti e Brasile) e i progetti di studio in Mozambico sono andati tutti avanti. Abbiamo fermato solo le attività che prevedevano il coinvolgimento di persone. Tuttavia Haiti e il Brasile sono due aree che hanno avuto grossi problemi con la pandemia, perciò siamo rimasti in contatto con le persone del posto con cui collaboriamo per monitorare la situazione. L’area in cui operiamo in Brasile per fortuna non è stata toccata particolarmente per il momento rispetto a zone come San Paolo, mentre ad Haiti i problemi erano già grossi e questa situazione ha creato un ulteriore allarme».

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