La Perla, la carica di Loretta De Rossi: “I nostri ragazzi sono speciali”

“Non ci ferma neanche la pandemia”. Loretta De Rossi – “83 anni come papa Francesco” – è una forza della natura che con il suo entusiasmo trascina l’associazione La Perla, che da trent’anni si occupa di ragazzi e ragazze down. Loretta l’ha fondata nel 1988, insieme Maria Federico Daviso e Leone Spiccia, “papà straordinario di una figlia down”.

L’associazione, con l’aiuto di circa 30 volontari più i ragazzi e le ragazze del Servizio Civile, gestisce un centro diurno in corso Unione Sovietica, nel complesso dei Poveri Vecchi: “Abbiamo la palestra e il salone mantenimento capacità scolastiche, con 25 computer e soprattutto un gruppo di insegnanti bravissime. Facciamo laboratori di tutti i tipi, in base alle capacità di ciascuno, anche una falegnameria. Abbiamo costituito anche il gruppo “madre Perla”, dove le mamme fanno lavoretti e chiacchierano, si consigliano. Abbiamo la fortuna di avere tanti locali grandi e facciamo anche molte uscite: andiamo in centro, a teatro, alle mostre. E da tanti anni andiamo anche al mare a Rimini, ma quest’anno purtroppo non sarà possibile”.

La pandemia ha segnato un confine netto tra “prima” e “dopo” anche per l’associazione La Perla. “Abbiamo chiuso tutto, giustamente e inevitabilmente – racconta Loretta – ma abbiamo sempre tenuto i rapporti con le famiglie e i ragazzi, al telefono: i nostri ragazzi sono splendidi, lo sono stati anche in questo difficile periodo. Ho dato loro il compito di scrivere lettere, racconti, poesie, quello che volevano, me n’è arrivato un malloppo! Presto faremo un secondo volume del nostro libro “Siamo poesia”.

L’associazione gestisce anche una casa in corso Cosenza, “non una comunità ma una vera e propria casa – specifica Loretta – con cinque posti letto: una ragazza, Caterina, è fissa, altri ragazzi vengono una notte per necessità della famiglia o anche per scelta, per divertirsi e sentirsi liberi per una sera, fare la pizza con gli amici e dormire insieme. Di giorno la gestiscono i nostri volontari, poi una signora viene a fare la notte”.

Ma il lockdown è stato comunque un periodo molto difficile. “Racconto un aneddoto che mi ha fatto molto effetto. Una mamma anziana, di 93 anni, che vive sola con la figlia down di 60 anni, mi esprimeva le preoccupazioni per il futuro: dove finirà la mia ragazza quando io non ci sarà più? Questa ragazza compirà 60 anni il 3 luglio, ma per noi sono sempre bambini, ti raccontano le loro cose e ti baciano, sono splendidi. Il problema del “dopo di noi” però è enorme, in occasioni difficili come quando sei obbligato a stare chiuso in casa da solo, si sente ancora più forte”.

Adesso la situazione sta tornando gradualmente verso la normalità. “Facciamo attività esterna da un mesetto, in attesa di capire quando potremo riaprire la nostra sede. Per ora ci troviamo in piccoli gruppi, per una passeggiata al parco o un gelato in centro, per far ritrovare i ragazzi tra di loro. Ma è difficile andare in giro, perché i nostri ragazzi abbracciano tutti e baciano tutti, sono davvero speciali, vivono in un mondo migliore”.

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