A.GIO. Torino, il coronavirus è un nemico duro da combattere

A.GIO. Torino è un’Associazione di Volontariato che opera nel campo educativo e formativo, in particolare a favore di ragazzi e giovani. Lo scopo dell’Associazione infatti è “educare la gioventù di ogni ceto sociale, etnia e religione alla totalità della Vita” tirando fuori le potenzialità che ci sono in ogni persona, indipendentemente dalle circostanze in cui si trova a vivere. Quindici i volontari abitualmente coinvolti a cui si aggiungono periodicamente una ventina di ragazzi delle superiori in stage per seguire un percorso innanzitutto di relazione.

A.GIO in questi giorni contraddistinti dalla pandemia da coronavirus sta vivendo un grosso momento di complessità. Tanto grande che viene messa in discussione la stessa continuazione dell’attività: alle difficoltà oggettive e normative data la nuova situazione anche scolastica ormai tutta in remoto si aggiungono anche quelle di ordine organizzativo ed economico. Martina Bertoglio, la presidente di A.GIO, racconta così la situazione che si trova a vivere la sua Associazione: “Tutte le nostre iniziative sono ovviamente ferme perché le attività che coinvolgono da più vicino i giovani sono bloccate da mesi. Noi poi non siamo in grado di passare al digitale perché la fascia di utenza a cui ci rivolgiamo è quella che comunemente viene definita “povera”. 

Continua la presidente Bertoglio: “Non è possibile per noi l’attività da remoto perché non si dispone dei device necessari per garantire quell’accesso e quell’inclusività che perseguiamo come valore da sempre, da quando abbiamo iniziato la nostra attività”. Poi sempre sul tema del gap tecnologico: “La nostra Associazione parla a quei ragazzi e a quelle persone che sono veramente in difficoltà, a tutti quelli che di fatto sono esclusi dalla didattica a distanza perché non hanno computer e connessioni. In queste condizioni diventa chiaramente fuori luogo anche solo proporre ai nostri ragazzi attività da remoto. Senza contare che noi nasciamo per seguire i ragazzi in gruppo e non uno a uno vista la nostra vocazione a curare soprattutto le relazioni. Di fronte a un certo tipo di normative noi non possiamo fare altro che fermarci. Sebbene sia stata mantenuta la nostra attività associativa, non ci sono al momento quindi iniziative in corso”. 

Bertoglio non perde comunque la speranza: “La volontà ovviamente è quella di provare a dare il nostro contributo, sempre secondo le nostre capacità e competenze. Ci siamo messi in contatto con il comune di Grugliasco e so che l’amministrazione sta facendo indagini con le associazioni e i vari enti accreditati per capire meglio disponibilità e bisogni della popolazione anche in vista del periodo estivo. Siamo in attesa. È chiaro che però, come detto, il nostro curare innanzitutto i rapporti di relazioni si scontra con la necessità di evitare assembramenti”. La presidente infine esplicita anche qualche preoccupazione di ordine economico: “Non è retorica: fatichiamo a pagare le bollette, il nostro capitale essendo un’associazione molto piccola e costituita soltanto da volontari è davvero contato. Per il momento ci siamo salvati grazie a un minimo autofinanziamento. Chissà per quanto però”.

 

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